L’INTERVISTA/MARIA DE LUCA LA MONDINA DI CASTEL SAN GIORGIO CHE GRAZIE ALLE FOTO DI PAOLA AGOSTI FECE IL GIRO DEL MONDO

L’INTERVISTA/MARIA DE LUCA LA MONDINA DI CASTEL SAN GIORGIO CHE GRAZIE ALLE FOTO DI PAOLA AGOSTI FECE IL GIRO DEL MONDO
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NOI DONNE DEL SUD NELLE RISAIE VERCELLESI GRAZIE AGLI UFFICI DI COLLOCAMENTO “LA MONDINA ERA UN DURO LAVORO, MA PER ORE ESORCIZZAVAMO FAME E STANCHEZZA CANTANDO”
DI GIOVAMBATTISTA RESCIGNO
Chi è che non ricorda Riso Amaro, il film neorealista di Giuseppe De Santis del 1949, con la partecipazione della bellissima Silvana Mangano, che turbava gli uomini italiani e faceva ingelosire le donne, grazie al suo fisico prorompente e le gambe ben in vista che per quei tempi in cui vigeva ancora la censura, mostrarle faceva gridare allo scandalo; ma che nel contempo ricordava la vita delle risaie ponendo in evidenza lo status quo delle mondine che nelle risaie rimanevano per ore sotto il sole cocente, piedi e mani a mollo nell’acqua, schiena piegata dal mattino a volte fino a sera, dovendo sopportare tante altre cose senza potersi ribellare, senza alcun aiuto da parte delle forze sindacali e della magistratura. Oggi le cose sono cambiate, un codice rinnovato, l’introduzione di nuovi reati che salvaguardano la donna sul posto di lavoro e soprattutto, la lotta allo sfruttamento. A dire il vero la tecnologia ha sostituito in parte anche le mondine, e alle stesse dal 2015, ha affiancato anche gli uomini. Le cronache, però, ha incontrato una mondina, la signora Maria De Luca, che grazie a delle foto scattatele da Paola Agosti, ha fatto il giro del mondo. Oggi ottantaquattro anni ben portati, vispa, allegra e da sempre amica di tutti. Maria all’ età di 20 anni, lasciò Castel San Giorgio dove non vi era lavoro, per raggiungere Novara e Vercelli, con altre sue coetanee e iniziare a lavorare come mondina. Maria “la cinese”, come tutti la chiamano affettuosamente a Castel San Giorgio grazie al suo colorito, ci racconterà lo spaccato della sua vita e quello delle sue compagne di lavoro vissuto per alcuni anni nelle risaie novaresi e vercellesi. Maria come mai lei e le sue coetanee per lavorare vi trovaste catapultate nelle risaie piemontesi?
“Ci trovammo nelle risaie in quanto, l’allora camera di collocamento, (oggi centro di avviamento al lavoro n.d.r.) di Castel San Giorgio aveva avuto tale richiesta di lavoro e l’allora dirigente Vincenzo Cerrato, convocò me ed altre ragazze, e noi pour di lavorare accettammo”, altrimenti dovevamo attendere l’ingaggio solo per la stagione dei pomodori come pelatrici. Ci spiega in cosa consisteva il vostro lavoro e per quante ore giornaliere eravate impegnate? “Il lavoro che si svolgeva principalmente d’estate consisteva nel piantare e rimuovere le piante di riso che erano quasi del tutto sommerse dalle acque dei vicini fiumi. La nostra giornata lavorativa durava quasi dieci ore, dalle prime luci dell’alba alle 14.00, in quanto il sole poi iniziava a picchiare ed era impossibile sebbene stavamo con i piedi nell’acqua sopportarlo, la cosa più fastidiosa erano i moscerini e le zanzare che nelle acque stagnanti pullulavano, ricordo che avevamo le gambe avvolte dalla carta di giornale per non essere pizzicate, mentre i piedi li tenevamo nelle buste di plastica”.  Dove e come trascorrevate il resto della vostra giornata? “Appena terminato l’orario lavorativo, ci recavamo al fiume, dove ci facevamo il bagno, poi tornavamo nelle case, degli enormi capannoni che i proprietari delle risaie mettevano a nostra disposizione, li poi preparavamo il pranzo, eravamo tante in quei grossi cameroni, quindi i momenti di allegria non mancavano, anche se durante le ore di lavoro per sopraffare la stanchezza cantavamo, eravamo giovani, e con tanta voglia di affrontare il domani, tutte pensavamo ad un futuro migliore e che quella sarebbe stata soltanto una fase transitiva della nostra vita. Poi la sera si usciva ci si recava nei paesi vicini dove d’estate si improvvisavano balere e feste di piazza”. Ricorda la paga che le davano? “Non ricordo con precisione, ma quello che ci davano ce lo facevamo bastare, credo che la nostra paga era sicuramente congrua al lavoro in quanto eravamo state mandate li dalle camere di collocamento, non ricordo di aver mai scioperato e se ci seguiva un sindacato, sa al nord gli operai sono sempre stati più politicizzati di noi del sud, e poi noi giovani mondine eravamo ignare di tante cose, avevamo assolutamente bisogno di lavorare ed il lavoro per noi erano i soldi, quindi parlando egoisticamente andava tutto bene”. Stando alla risposta della domanda precedente la vita della risaia non era rose e fiori? “Assolutamente no, la mondina era un duro lavoro, non esistevano mezzi come ora che ti aiutavano nel lavoro, nell’acqua non ci si poteva servire se non di un cavallo o di un mulo, era tutto lavoro di braccia, ma ciò non ci spaventava, la risaia era il modo per combattere la fame del Sud e per esorcizzare quel male e la fame accompagnavamo il duro lavoro con il canto”. Cosa ricorda della fotografa Paola Agosti? “Era una bella ragazza, solare, sveglia, con lei diventammo subito amiche, ci davamo del tu, ricordo che parlava sempre di uguaglianza, e di lotte operaie da portare avanti, ricordo che quando eravamo libere, in particolare la domenica, ci seguiva ovunque e non perdeva occasione per fotografarci, seppi che le fotografie che ci aveva scattato avevano fatto il giro del mondo, in particolare per denunciare lo sfruttamento delle donne”. Un ultima domanda, ma voi mondine vi sentivate le eredi della Mangano? “Non proprio, la Mangano era un attrice, ed era tutta scenica la sua parte nelle risaie, la nostra no, ma in compenso eravamo giovani e tante anche belle, come lo dimostrano le fotografie che ritraggono me e le mie compagne nelle risaie, si sa tutte a vent’anni sono in cerca del grande amore della loro vita, ma non è sempre così, oggi ad 84 anni, guardando indietro rimpiango quel tempo si duro, ma piacevole, avevamo vent’anni, e non eravamo le ventenni di oggi, lo dico con piacere e con un pizzico di amarezza, visto come sono cambiati i tempi, io tornerei indietro con piacere, ma a patti e condizioni l’età di allora e l’esperienza di oggi, non metto limiti alla provvidenza, ma credo di essere una delle poche mondine degli anni cinquanta ancora in vita”.

 

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