“Chiove, ‘sto cielo fa paura”, ma attenzione e prevenzione stanno a zero.

“Chiove, ‘sto cielo fa paura”, ma attenzione e prevenzione stanno a zero.
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di Adriano Rescigno*

“Chiove, ‘sto cielo fa paura”. E fa paura per davvero, soprattutto nell’Agro, dove gli sfollati sono centinaia ed a Sarno si rivive la stessa paura del ’98 a causa di sei minorenni sfaccendati che in una sera di fine settembre hanno deciso di distruggere il “Saretto” dal quale adesso cola fango fino al centro città. Non vuole essere una conta dei danni perchè quelli è possibile apprenderli un pò ovunque, basta affacciarsi alla finestra. Vuole essere piuttosto una spinta alla coscienza della politica ed ai tecnici che si trovano a capo degli Enti preposti alla prevenzione. Ma quando si prenderà davvero sul serio il nostro territorio?  Siamo inermi su un terreno friabile ed in balia di balordi che si divertono a complicarci le giornate e chi potrebbe programmare si diverte a chiamare gli esperti, pagandoli fior di danaro pubblico, a danno già compiuto. Voglio rifarmi alle parole dei geologi Alfinito e Senatore che non meno di due giorni fa hanno sollevato la polemica sull’assenza dei geologi all’interno del Genio Civile di Salerno e delle amministrazioni comunali, figure che possono contribuire ad una programmazione mirata, territorio per territorio, degli interventi al fine di evitare sfollati e disagi, blocchi del traffico e straripamenti. Ci vuole coscienza nel gestire un territorio così delicato, lo hanno ricordato a Pellezzano dove l’amministrazione di Francesco Morra segue con attenzione i peggioramenti climatici e con largo anticipo ha gestito l’emergenza in arrivo nella migliore maniera, pala e secchio e via a pulire canali, caditoie e valloni e poco importa se qualche incosciente è andato a cercare funghi sotto il temporale, questo non era prevedibile. Vorrei rifarmi anche al Comune di Salerno dove, mancando gli uomini, si gestiscono le criticità generate dal clima che cambia secondo la disponibilità di volenterosi vigili urbani. Ed in ultimo vorrei ritornare a Sarno, a quei sei balordi: siete contenti adesso? E vorrei fosse vera l’immagine del sindaco Peppe Canfora con la cintura in mano alla Mario Brega, a rincorrerli, mentre urlano “no, la cinta no”. Attivatevi subito, questa la mia preghiera, che l’inverno ancora deve arrivare e già fa tremare. O prima, come consuetudine, bisogna aspettare il morto e il disastro, quello che fa andare per televisione con la giacca a vento fradicia ed i classici stivali gialli, metà nel fango, nel solito piagnisteo: “Adesso il governo (la Regione, la Provincia, il cuore immacolato della Vergina Maria del caso e via discorrendo) ci aiuti e poi stabiliamo le responsabilità”.

*direttore responsabile 

 

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